Salta al contenuto
20 febbraio 2012

maestro e allievo

il maestro non insegna e se insegna lo fa a tratti, non insegnando, La rosa di Paracelso e Borges; non si insegna e se lo si fa non si dà nulla, la polemica attuale in USA sul blablabla dei docenti; lezione frontale? non lezione? “Non do nulla, né ti ho mai dato nulla…” Costernazione di un non-allievo alla mia dichiarazione, delusione. e poi…chi ha bisogno di maestri? Lo stile è l’uomo, si dirà. Chi ne ha bisogno li troverà: attitudine sufi, ottimistica. se ne trova di scadenti, com’è logico, o abituale; chi non li trova ringrazierà, il cielo, per sempre. io senza maestri, solo con qualcuno che ebbe la presunzione di insegnarmi…il pensiero. dire che non li si rovescia è il minimo, per non scivolare nelle stesse trappole; il maestro distrugge, impone, persevera, e si universalizza (uni-ver-se-taire, come Lacan); il dogmatico dice che ne occorre uno, che dia…esercizi!! Esercizi, addirittura! Come se altri sapesse chi sono, qual è il mio posto nel mondo, cosa cerco e come dovrei cercare; no guru no method no teacher: oggi sembrano parole vuote, slogan inservibili. oggi che, nessuno impara, e tutti insegnano, nel banale il senso, non dirò il vero. cosa c’è da insegnare, da imparare? a scuola, mai ascoltato il Verbo, neanche con la minuscola; si dirà: era il ’68, altri tempi, ah, ma non migliori, è che non c’erano maestri, e se c’erano non ne ho visti, ah sì, uno che si perdeva nei Classici…e la scuola, la scuola di Dante, Manzoni, cosa ci può dare? cosa ci poté dare? Nietzsche neanche nominato, Schopenhauer un solo faro nella notte. sul maestro e allievo, esemplare, il passo dello Zarathustra su chi non ha ancora trovato se stesso, e lo cerca altrove…ma dove? Nello Zen, in un cristianesimo scomparso, disperso (o anche disparso), nel marxismo che è svanito come questa neve che non vuole lasciarci. ma allora, ma allora…Krishnamurti il non maestro, non cercare allievi, mai come oggi, non cercatene, privilegio dello scritto, ambiguità, l’allievo distrugge il maestro, ne è distrutto. il dilemma: restare allievi, più comodo, ma poi, l’odio dell’allievo per il maestro, o il tradimento, la deviazione che sarebbe, la sola, che detta legge, una nuova, finalmente, ma non è tempo di maestri e ci se ne accorge sempre più…Encore!

17 febbraio 2012

i samurai e la morte

i samurai ci insegnano il valore della morte, come cercarla, dove cercarla, ma non il perché; si astengono dal giudizio, e non la cercano con fanatismo, la sconfitta non è auspicabile, non la si persegue, solo sul piano samvriti, del convenzionale; solo questo, il buddhismo, l’attingere il livello supremo, il più infimo, per sbarazzarsi dei pregiudizi, ah…quanti! in tutti, in tutti noi, sul senso, se v’è, della morte; la morte altrui, mai la nostra, un primo incontro con la morte, il samurai ci insegna a dire Io, di uno zio filosofo, Fichte e lo Stato commerciale chiuso, il samurai che dissimula la sua morte, non lasciando trasparire il suo intento; la morte come fuoruscita dal duale, come raggiungimento del non duale, del non pensiero, ma non per questo ipso facto del nonsense e del nudo, la maschera del nudo che ci si toglie, e non si comprende se sia suicidio, il che si esclude, stanchezza o volontà di affrancarsi, il contrario di quella schopenhaueriana semmai nietzschiana, semmai, ma più sul versante di Bataille, del binomio successo/fallimento; chi sopporterebbe il fallimento? Chi si libera del successo? (Dylan in To Ramona, come rammentai il giorno della commemorazione di I. Graziani), un primo incontro con la morte sulle soglie di un Antico Testamento, immaginato prima ancora che voluto, trasfigurato, al di là del timore di un Inferno che non potrà ghermirci, cercare la morte: una illusione come un’altra e la consegna all’esorcismo del nudo, il senso, che si brama, dietro l’angolo, se solo fosse…sì, se solo fosse, l’avvento della morte, la fine del progetto, quanto affatica e disturba il senso del progetto, sottoporlo all’altro, frustrazione costante, in fondo solo quella che ci si dà da sé; Terzani sul rapporto con i suoi editori; Hagakure è esplicito, meno i kamikaze, una pista nipponica che ci riporta all’oggi, al presente, a chi dispera del senso, e lo rincorre ancora con la lama che dovrebbe, nelle intenzioni, purificare, il disonore, una parola, il coraggio, un’illusione; e dopo tutto questo, o dopo tutto, lo spettro di una non mente che vaga nel Brocken, alla ricerca di che…non certo di una meta, quella la si lascia a…gli altri! ma allora, la reincarnazione, il karma, la legittimità di un suicidio che si scorge in certi passi del Canone buddhista? la logica formale annaspa, e noi con essa–

12 febbraio 2012

la nudità

il nudo al di là dei credi, è importante; oggi nuovi culti si sovrappongono al cristianesimo, egemone nel Medioevo, con stesso fanatismo, dogmatismo, credulità, superstizione, bandire l’altro, l’infedele; persino una filosofia dell’esorcismo del nudo, che tenta di ricacciarlo, di respingerlo, ma come? un nuovo spettro di razionalità antiscettica, la verità in pugno, ah, “Cos’è la verità?”, disse qualcuno; che si presenti nei toni di una Quarta Via, di un lacanismo edulcorato, per dire dei più vicini, di un sufismo non ponderato o un taoismo degno solo di nome, di un buddhismo che ha reciso i legami con Nagarjuna, come se Nagarjuna non fosse mai passato, esistito, non certo un martire, ma…Con l’Antiedipo Deleuze e Guattari ripercorsero la strada nietzschiana, fino a un certo punto, deviarono da Freud, dove, ma, allora non oggi, si tendeva a imporre una ortodossia; ecco: l’ortodossia come regno esorcistico, il nudo sbarrato, inaccessibile, c’è il vero, da qualche parte, c’è, e il nonsense sempre più distante; nel Buddhismo del vuoto come Aufhebung del buddhismo tracciavo, nel 1986, il panorama degli -ismi, la paralisi della cristallizzazione, la teoria si imponeva sul fondatore, (il Sangha sul Buddha) di un sistema, di una visione, di un darshana; e così, oggi con Gurdjieff, con Lacan, con Jung e tanti altri: sempre il sacerdote esorcista sale in cattedra e proclama il dogma; appena l’ismo attecchisce, svanisce l’ aperçu, che pure si è avuto; rincorsa degli adepti per accaparrarsi nuovi adepti, proselitismo, come quelle sette, già, proprio le sette, che si presentano sotto l’egida del razionalismo, che intacca, no, non intacca…si sa; persino adepti di Castaneda in odore di santità, tutto, anche la frase fatta, pure Philip Dick può diventare un martire, Lovecraft, perché no? e come sempre, Nietzsche, sullo sfondo: cercate Zarathustra perché non trovate voi stessi? Sì, o la Gita: meglio seguire male se stessi, piuttosto che, bene, altri; meglio sbagliare che agire sempre politically correct. eppure nuovi pensieri ci attendono. un tempo volevano fondare una chiesa del nonsense: c’è da stupirsene?

7 febbraio 2012

l’inconscio

alternativa all’inconscio, ritorno al passato, prefreudiano, che possa anche inglobare Freud, ma oltre, o il passo indietro, anche Lacan, indietro, poco, il ritorno a Freud di Lacan, i lacaniani poi…che…Strani! strana gente, razionalizzazione di Lacan, il massimo (…); si perde il nudo, il vuoto di Lacan, da Miller in giù, dov’è il significante, o l’oltre stesso del significante? al di là di Saussure, e di Lacan, S e s, già, ricorda qualcosa, o qualcuno? Il senso del Ding heideggeriano che trapassa in Lacan e sfocia nel nonsense, alternativa all’essere/Nulla, per ciò essere, per ciò Nulla; questo va perso; la trilogia dell’Io che contamina Lacan, ciò detto, l’ultimo Lacan, lì c’è qual-cosa, il Nudo, sì ma, Miller, ancora…una nuova traduzione in italiano? purché si rispetti il nonsense, e questo non pare…garantito! sviste o errori lacaniani sulla lingua cinese, illustrativi, dove François Cheng avrebbe indicato una pista unterwegs che si è persa, lontani dalla radura rischiarante (Lichtung), e allora e allora…Ci si incammina nel prefreudiano, che non è il mistificante, il superstizioso, Wo Es war, soll Ich werden; riletto così; ma l’Es è pre-groddeckiano, prenietzschiano, ingloba una finalità ateleologica, si volge ad Hartmann, a Carus, rileggerli, entrambi, senza la sintesi di Ellenberger; Ellenberger ruota su stesso, va verso Proust, si incaglia, annaspa, ammira la Recherche e non vede l’iceberg del prejunghiano, Carus; Carus non va messo da parte con Mesmer, ma chi…? Un inconscio creativo che risale, artisticamente, a Schelling, alla volontà preschopenhaueriana, quell’inconscio di cui si dice che è l’ineffabile, insondabile, non addomesticabile; ci si stupisce del sapere assoluto hegeliano, che lasci fuori l’alogico, la non ragione/non percipiente (Unvernunft), da cui Nietzsche poté…attingere; già, ma Nietzsche è esorcizzato, da Freud, e con lui il nudo, il nonsense, ancora; palpiti di nonsense nella Philosophie des Unbewussten, dove von Hartmann ne indica i diritti, calpestati dalla Fenomenologia dello spirito. mi si è capito? si torna all’800, quando inconscio non era ancora parola, non l’aveva, e si parlava persino di coscienza, a onta degli psicologi cognitivi, la coscienza non è scoperta recente, bensì arcaica; insomma, una filosofia dell’inconscio nudo, vuoto, preorientale, che si beva il buddhismo, d’un fiato, quando lo Zen non era noto. In occidente. immergersi in von Hartmann senza perdersi nel non metafisico, ossia lo storico, il datato, compito per alcuni, per alcuni, che vogliano calarsi nel 1800 e, forse, non tornarvi più, da esso, scavare, sin dove lo sguardo si spinge..nell’inconscio—

4 febbraio 2012

la contraddizione

…contraddizione tra arte e vita, filosofia e vita, come baluardo dell’incoerenza, fertile, non frivola, distogliersi dalla logica formale, sulla quale poggerebbe l’impianto dell’argomentazione, dobbiamo rinunciare all’argomentazione? La matematica come regno del contraddittorio, espunto, forcluso, direbbe Lacan, ma poi, la contraddizione dominante in Hegel, il suo lasciar fuori, vitale, il conflitto, nella stessa persona l’adesione al nudo e il suo esorcismo, servo e padrone quali diversi, non contraddittori, Deleuze, solo la diversità, non dialettica, la dialettica è mai…contraddittoria?In assoluto? Wittgenstein che la lascia essere, nel tao, Daodejing, cap. II, non XI, non ancora…Wittgenstein che non ne è disturbato, che apre la porta alla mosca, o la scatola, perché esca dalla trappola, la contraddizione, appunto, di un Socrate che vi impernia tutto l’impermeabile, Witz non contraddittorio, con Freud e von Hartmann, ma sempre godimento, godibile, la contraddizione come il cambiar discorso, di colpo, repentino, non poter dire due cose contrarie, nello stesso tempo, lo Stagirita, e…La contrarietà, sì, non la contraddizione, il pensiero che si sforza di evitare la contraddizione, che la scorge, e se ne distoglie, come Socrate, come chi non vorrebbe intra-vederla, per poi non uscirne, senza uscirne, non ne usciamo, tra teoria e prassi, quella, defatigante, paralizzante, un morbo, quasi, niente contraddizioni in Beckett, si aspetta senza aspettare, si scioglie, legando, persino il double bind come esca della contraddizione, fare e non fare, dove sta il primo, o il secondo? La contraddizione epurata, si dirà, ancora non è il nucleo del nonsense, che non è, si badi, il contraddittorio del senso (Sinn), il sapere assoluto ci libererà dalla contraddizione? Ma allora è stato tutto vano, la lunga fenomenologia-percorso dello spirito, la nottola che spicca il volo sul fare della notte, potrà alla fine prenderne atto: niente contraddizioni sui cieli di Berlino, niente che sia ab-soluto. Che? Ma anche l’ab-soluto è contraddittorio, almeno agli occhi di un concetto che non riesca ad abbracciarlo (e a onta del begreifen)?

1 febbraio 2012

filosofia transpersonale

una filosofia che nasce dalla transpersona, e che non sia espressione d’una tautologia, filosofia non necessariamente sulla transpersona, da Parmenide a Hegel, da Nietzsche a Derrida, passando per Lacan, che non si confonda necessariamente con il divino, dove questi si possa scambiare in fretta con la transpersona, e che dia adito a una postilla del nonsense, a più che a una postilla, dove il nonsense e il nudo sono frattali della transpersona, un ego che si rimpicciolisce e fluisce nel nudo, a onta del fanatismo religioso, da una parte, dell’ateismo, dall’altra, il riconoscimento che la transpersona è qualcosa di più della nostra storia, mia e vostra, che la natura buddhica, il regno dei cieli o il paradiso marxiano non sono utopie, ma stati di grazia, concessi una volta per tutte, non ora e sempre, a chiunque voglia vedere, al di là degli esorcismi; una filosofia che non si limita, e come potrebbe?, a Grof, a Wilber, ma risale ai loro maestri, teorica e pratica nel contempo, teoretica, che si abbeveri al filosofico e all’aspetto psicologico, senza che il logico vi faccia capolino; oppure, che dia uno spazio ala logica formale, tanto vituperata, e al’aldilà, dove essa, di nuovo, si confonde, la vocazione di un Nietzsche, che seppe contraddirsi pur non fondando in sé una filosofia della contraddizione, a differenza di Hegel, di noi tutti, i quali, esorcisti del nudo, reputiamo la coerenza una virtù, e una filosofia che, infine, ma è solo l’apertura di una soglia, collochi gli -ismi dove loro compete, in ossequio al motto che apre questo blog, che lo consolida persino. un programma che non ammetta chiusure, e che continui nella mente, meglio: non mente, dei suoi fautori, i quali, scavando,  si incontreranno per gallerie diverse, ma nello stesso punto, come talpe che insteriliscono, se ridotte alla bestia metaforica hegeliana.

25 gennaio 2012

Heidegger su Eraclito, seminario

La difficoltà di intendersi, tra filosofi, l’impressione di un dialogo/monologo, Fink che ribatte: “Questo è Eraclito secondo Heidegger”; direi: “Heidegger secondo Eraclito”; si legge il testo come un incastro di sovrapposizioni, viene voglia di rileggersi i Frammenti, e non dura poco, l’interpretazione della graphic novel Quai d’Orsay, Eraclito come consulente politico e amministrativo, quanto siamo distanti dal 66/67, principi di metodo, sempre: pensare con piuttosto che pensare su, il senso di Eraclito vero, che appare come per magia, aletheia, ma no! La filologia che scavalca la storiografia, frammenti che dicono tutto e il nulla, greci nichilisti, dice Fink, “quantunque non in possesso di un programma del nichilismo compiuto”: ciò lascia sperare…Soffermarsi sulla parola ma non sul logos, questione di linguaggio, e poi…difficile far rientrare Hegel e il Da-Sein dalla finestra, per ancora…Sì, è vero: l’antitesi è il dialettico; e ora? Riusciamo a intendere il detto hegeliano, a onta delle stroncature schopenhaueriane? La stroncatura, in filosofia, a che serve? è che la storigrafia resta al di qua delle cose, sempre al di qua, proprio quando vorrebbe trascurarle, o inquadrarle da un’altra prospettiva, prospettiva, ottica, parola impropria, secondo esaminatori pedanti, certo non filosofici, per nulla filosofici. riapro Eraclito e i suoi frammenti mi appaiono ancora più distanti, non dirò vacui, ma alieni questo sì, alieni—

20 gennaio 2012

postilla al plagio

da considerare, anche il danno che si reca a sé, non solo agli altri; vivere la vita degli altri, insipido, persino stupido; chi vivrà la nostra, di converso? se non noi, che vi abdichiamo? il ricopiatore non è se stesso, non è altri, solo la pallida copia di ciò che avrebbe potuto essere, se solo, se solo non…ma qualcuno ne riderà, soppesando i vantaggi del suo plagio. quali? il timore della disfatta e del non poter dire “Io”; sia pure un Io di secondo rango, debitore a colui o coloro di cui si misconoscono i meriti, rubando ciò che non si ha, che si invidia, che si odia e ama nel contempo.

17 gennaio 2012

Sul ricopiare in materia filosofica

Il fenomeno è molto frequente, e colpisce più di quanto si pensi, è diffuso; lo si riscontra in maniera inconscia o consapevole, sfacciata. Come se oggi la società stessa, i mass media, lo incoraggiassero, sino a esasperarlo. Ma in materia filosofica? Che dire, qui? Si può spiegarlo con la semplice mancanza di idee, l’aridità di un pensiero, inesistente, che non è il non pensiero? A me hanno copiato siti Web, idee, note biografiche (!) e programmi d’esame, pari pari, senza cambiare una virgola e solo il nome, ma il nome, forse, era lo stesso. Iniziative, persino, scegliendo luoghi dove avevo lavorato, che avevo frequentato. Nel filosofico, ciò non si spiega con l’insicurezza, che, pure, è in questione; si consiglierebbe agli emulatori la visione di Inserzione pericolosa, dove Bridget Fonda è ricopiata pari pari, nell’aspetto esteriore, da una compagna di stanza meno avvenente: un film tragico, al limite del parossismo. La psicosi, la psicosi è il motivo, e con questo non si è ancora detto tutto. Problemi di identità, volersene costruire una dove essa è fragile, assente, talvolta per motivi pratici, volontà di potenza, opportunismo, l’accademico che copia un articolo altrui e se lo attribuisce per ragioni concorsuali; l’università come dominio dell’apparenza. Idries Shah diceva che la gente, i lettori, gli ascoltatori, gli interlocutori, distingue l’oro vero dal falso, ma è spesso contraddetto: riposa su una concezione ottimistica della natura umana. Volontà di potenza, si diceva; l’antidoto è non cadere nella trappola, sperare che gli uomini-scimmia trovino un giorno la loro via, questo è il loro problema. Neanche sperare che citino le fonti, perché svelerebbero il “misfatto”;  tuttavia , essi insegnano pur sempre qualcosa, persino al ricopiato, invitandolo a scrutare in se stesso, a chiedersi qual è l’oggetto dell’insegnamento o della trasmissione, se ve n’è una. E allora evitare il risentimento, dirsi che le idee sono di tutti e gravitano nell’aria: ciò è fare il loro gioco? Forse, ma anche sperare che costoro non siano come il cieco che conduce altri ciechi sull’orlo del baratro. Persino questo, da un punto di vista superiore, potrebbe essere auspicabile nell’orbita del nonsense, di un riconoscimento del nudo che attende tutti e non solo alla fine della vita. Con tanti auguri, miei cari, di marcire presto!

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.