Sul ricopiare in materia filosofica
Il fenomeno è molto frequente, e colpisce più di quanto si pensi, è diffuso; lo si riscontra in maniera inconscia o consapevole, sfacciata. Come se oggi la società stessa, i mass media, lo incoraggiassero, sino a esasperarlo. Ma in materia filosofica? Che dire, qui? Si può spiegarlo con la semplice mancanza di idee, l’aridità di un pensiero, inesistente, che non è il non pensiero? A me hanno copiato siti Web, idee, note biografiche (!) e programmi d’esame, pari pari, senza cambiare una virgola e solo il nome, ma il nome, forse, era lo stesso. Iniziative, persino, scegliendo luoghi dove avevo lavorato, che avevo frequentato. Nel filosofico, ciò non si spiega con l’insicurezza, che, pure, è in questione; si consiglierebbe agli emulatori la visione di Inserzione pericolosa, dove Bridget Fonda è ricopiata pari pari, nell’aspetto esteriore, da una compagna di stanza meno avvenente: un film tragico, al limite del parossismo. La psicosi, la psicosi è il motivo, e con questo non si è ancora detto tutto. Problemi di identità, volersene costruire una dove essa è fragile, assente, talvolta per motivi pratici, volontà di potenza, opportunismo, l’accademico che copia un articolo altrui e se lo attribuisce per ragioni concorsuali; l’università come dominio dell’apparenza. Idries Shah diceva che la gente, i lettori, gli ascoltatori, gli interlocutori, distingue l’oro vero dal falso, ma è spesso contraddetto: riposa su una concezione ottimistica della natura umana. Volontà di potenza, si diceva; l’antidoto è non cadere nella trappola, sperare che gli uomini-scimmia trovino un giorno la loro via, questo è il loro problema. Neanche sperare che citino le fonti, perché svelerebbero il “misfatto”; tuttavia , essi insegnano pur sempre qualcosa, persino al ricopiato, invitandolo a scrutare in se stesso, a chiedersi qual è l’oggetto dell’insegnamento o della trasmissione, se ve n’è una. E allora evitare il risentimento, dirsi che le idee sono di tutti e gravitano nell’aria: ciò è fare il loro gioco? Forse, ma anche sperare che costoro non siano come il cieco che conduce altri ciechi sull’orlo del baratro. Persino questo, da un punto di vista superiore, potrebbe essere auspicabile nell’orbita del nonsense, di un riconoscimento del nudo che attende tutti e non solo alla fine della vita. Con tanti auguri, miei cari, di marcire presto!