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Heidegger su Eraclito, seminario

25 gennaio 2012

La difficoltà di intendersi, tra filosofi, l’impressione di un dialogo/monologo, Fink che ribatte: “Questo è Eraclito secondo Heidegger”; direi: “Heidegger secondo Eraclito”; si legge il testo come un incastro di sovrapposizioni, viene voglia di rileggersi i Frammenti, e non dura poco, l’interpretazione della graphic novel Quai d’Orsay, Eraclito come consulente politico e amministrativo, quanto siamo distanti dal 66/67, principi di metodo, sempre: pensare con piuttosto che pensare su, il senso di Eraclito vero, che appare come per magia, aletheia, ma no! La filologia che scavalca la storiografia, frammenti che dicono tutto e il nulla, greci nichilisti, dice Fink, “quantunque non in possesso di un programma del nichilismo compiuto”: ciò lascia sperare…Soffermarsi sulla parola ma non sul logos, questione di linguaggio, e poi…difficile far rientrare Hegel e il Da-Sein dalla finestra, per ancora…Sì, è vero: l’antitesi è il dialettico; e ora? Riusciamo a intendere il detto hegeliano, a onta delle stroncature schopenhaueriane? La stroncatura, in filosofia, a che serve? è che la storigrafia resta al di qua delle cose, sempre al di qua, proprio quando vorrebbe trascurarle, o inquadrarle da un’altra prospettiva, prospettiva, ottica, parola impropria, secondo esaminatori pedanti, certo non filosofici, per nulla filosofici. riapro Eraclito e i suoi frammenti mi appaiono ancora più distanti, non dirò vacui, ma alieni questo sì, alieni—

Da → filosofia

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