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seminario

11 aprile 2012

il senso di indire un seminario come un torneo, di parteciparvi, di bandirlo persino. come per Polline di Novalis: l’ape sugge il nettare, e non lo vomita. si sposa di fiore in fiore, ed è bella. senso dell’alveare, in Sylvian (CD: Secret…). un seminario, sempre meglio di un convegno dove non si dà rapporto dialogico se non di entità solitarie perdute nei loro monologhi. un seminario sul tao sarebbe di per sé una contraddizione; ma tant’è: di ciò su cui si dovrebbe tacere occorre parlare. finale del mio libro sul nonsense, niente affatto in polemica con la (sublime) conclusione del Tractatus. e poi, potrebbe darsi o dirsi polemica, oggi, questa posizione? è già molto che il passaggio per la scuola yogacàra si faccia sentire, che sia nell’aria, anticipato dalla tetralogia: Lost, Matrix, Solaris e Inception. è qui che, come si suol dire, si poggia l’accento. non è uno spostamento, né una condensazione (Verdichtung). è che il seminario mostra la corda se c’è un moderatore. persino io lo capii in un convegno illusorio, come tutti quelli, occupandone il ruolo, il quale non può essere che quello del morto. nel vortice. una discesa nel maelstrom. cui noi tutti siamo votati, e ciò stride con il seminario, con la sua stessa idea, intendo. mi si intende? mi si intenderà? non ci illudiamo di poter comunicare…l’impensabile? non so se il transito dallo yogacàra, meno che mai idealismo, oggi meno che mai, allo shùnyavàda sia realizzabile, nell’epoca, o se è tutto un sogno di residui postnietzschiani, tante Unzeitgemaesse Betrachtungen lanciate nelle orecchie dei distratti. ma anche questo sarebbe, pur sempre, una trasmissione? e quella dal mentale al mentale? ecco che si profila, non dirò una pista, bensì una suggestione; nel senso dell’inglese suggestion, non dell’apocalittico Mesmer. e così mi distoglierò, per un attimo fatale, dai miei studi, dalla lettura nonsensical dei miei giorni, per catapultarmi in un ambiente alieno, estraneo, dove la dialettica servo/padrone è improntata a una fugace rilettura dell’universitario, ma in tono minore. che? può darsi, un tono minore, dell’universitario? è che ogni meditazione sul significato rischia di trasportarci, di peso, su una frequenza vibratoria che a stento recepiamo, meno che mai quando parliamo. parlando, al di là di una fittizia distinzione tra parola piena e vuota, ci apriamo a questo qualcosa di più che non perdiamo mai di vista. è il seminato? o si esce da questo? la semina di Adamo negli Apocrifi biblici che rinuncia al procreare, foss’anche Eva, o Lilith, o nessuna…

From → filosofia

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