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lectio freudiana

26 maggio 2012

alcuni spunti che ricordo: la novità del dialogo freudiano rispetto a quello socratico-platonico (punto di forza); l’amore come intermediario o Eros a un certo punto del setting; il setting che ritorna, come la vasca emozionale di John Lilly; l’abbandono dell’ipnosi da parte di Freud in base al contegno passivo del “paziente”, e mai nomignolo fu più azzeccato; una sintesi freudiana tra il materialismo meccanicistico di von Helmoltz e il vitalismo, da ricondurre a Schelling come ultima ratio; il transfert nel suo rapporto con il controtransfert; come si regola l’analista e Il diavolo in corpo di Bellocchio; la differenza, se vi è, tra transfert e amore vero (!); aspetti nonsensical: la natura genetica del transfert e l’assenza totale di prescrizioni all’analista: libere associazioni che tali non sono; Platone e la contraddizione come finale del dialogo: Freud va oltre; Freud e Nietzsche: il pathos del secondo o la follia contro la sobrietà borghese; incapacità di reperire un’etica in Nietzsche, che dia la norma: il profetismo n.o contro la vocazione scientifica di Freud; se il terapeuta interviene o no, e come; a questo, il mio quesito sull’utilità dell’analisi; retrospettiva: non si guarisce, perché non c’è finalità, perché il sintomo ci ama, perché..anche l’uomo dei lupi restò ancorato al linguaggio e questo non fu il suo vero passo falso. eros e Thanatos, Wo Es war…non dirò del passatismo che vuole un Freud scienziato e uno Jung mistico, sproloquio gratuito neanche in odore di follia che, sola, lo legittimerebbe: insomma, van Gogh, Hoelderlin, Artaud e Nietzsche, specie Nietzsche, sarebbero passati invano…mille luci e aurore che, come in quel passo sottaciuto del Rigveda, dovrebbero ancora risplendere, e noi con esse…puff! candela spenta. Tozan.

From → filosofia

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