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la vita e oltre

29 maggio 2012

…la vita come processo di autorealizzazione si perde o si interseca con se stessa; si può cadere nella trappola tentando il meglio, arrischiandovisi o sforzandoci, il che è lo stesso. una sorta di Monsieur Teste revisitato. come Valéry, che disprezzò il prossimo come se stesso, o era soltanto un suo epigono, non so. si può osservare il mondo da fuori, come il purusha, e come il purusha diverremo ec-centrici, cioè non saremo più disposti ad assumere un punto di vista centrale. anziché la prospettiva, la circum-spectiva. non siamo abbastanza forti o non ci odiamo abbastanza per questa sorta di Stimmung. tutti coloro che additano il peccato o la colpa, originario o meno, ricadono nella stessa trappola; proiezione è persino un termine troppo blando. carnefice e vittima si fondono, pubblico ministero e difensore. sullo stesso banco. cultura/potere era il nome del binomio cui non ci consegnammo, vedendoli come separati, due anelli di una diversa cultura. Dio per sé e ognuno contro tutti, parafrasando il prof. Herzog, che ci consegnò la storia di Hauser, la sua, come fosse quella di noi tutti. Schopenhauer lo capì, ma noi annaspiamo. dove non sarebbe il sentimento o la sopravvivenza del mediocre? non dirò l’inadatto, che non mi pare pertinente, o troppo ec-centrico. ci affidiamo all’ombra, sapendo che anche Zhuangzi se ne alimentava. cerchiamo di non essere, ma non in generale, ciò sarebbe l’assurdo, ma solo di non essere qualcuno o qualcosa. un bel bersaglio, ne avrebbe detto Burroughs.

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From → filosofia

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