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alienazione e transpersonale

27 febbraio 2013

modo per dire che ci si distacca da sé, e che questo ci attrae persino; come se tutta la nostra vita si imperniasse su questo, e lo volesse, nel contempo, no; abbracciare la trans-persona, che potevamo essere stati, questa la difficoltà, come in Demian di Hesse, la tormentata ricerca, e perdita, di se stessi; ci si distoglie nella ricerca, frenetica, di un senso, o di una dottrina salvifica, come se potesse darsi qualcosa del genere, o di simile; una ricerca di ciò che si dovrebbe vivere e non pensare, mentre il pensare distoglie, come che sia, come sarebbe necessariamente; il travagliato passaggio dal pensare all’essere, all’azione, sempre precluso, ma non alla trans-persona; in questo ritmo ci si affanna nella ricerca di un valore, e non lo si scorge, semplicemente, modo per dire che se solo potessimo travalicare quel baratro, tra noi e ciò che vorremmo, essere, tutto sarebbe chiaro una volta per tutte; poi la consolazione, che è sempre meno questa e più la certezza: “che c’è un qualcosa in noi che tutto sa, e tutto vuole, e che fa tutto sempre meglio di noi stessi” (dass in uns drinnen einer ist, der alles weiss, alles will, alles besser macht als wir selber“), dirlo il trans-personale sarebbe poco, o forse vago; la scoperta, di nuovo, di un William Wilson con cui confrontarsi, da temere, qualcuno che ci scuota, che ci stimoli pure all’odio, ma che non ci lasci immobili, imperturbabili, e sempre e solo perché proviamo in noi quello stesso difetto, che non sarebbe propriamente una mancanza; la sua immagine, che si dirà più di una proiezione, il narcisismo, forse, l’androginia; “la via della moltitudine è agevole, la nostra greve”, perciò: andiamo–

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From → filosofia

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