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Libro Rosso Forever

3 agosto 2013

Jung dice di un miscuglio di significato (sense) e non significato (nonsense). Non sono sicuro che il suo nonsense (Unsinn) combaci con il mio. Non deve essere, peraltro, così: ognuno esprime un pensiero proprio, se lo ha, non necessariamente originale, ma…È il miscuglio che fa dubitare, a meno che nonsense non sia la forza predominante. In altre pagine del Libro è così, forse anche nella Bibbia, Qohelet, troppo facile, citare Qohelet? Ma non è quello che facciamo tutti? Parlare di ciò che ci riguarda, che più si conosce? Mi pare che l’unico meandro del senso sia il piano di realtà che Nagarjuna chiama convenzionale, grossolano e abituale, linguistico, conformista, samvritisatya. A meno che non si voglia scivolare nell’esorcismo del nudo, ma questo Jung non sembra volerlo fare, no…Ho l’impressione che, però, Jung voglia ammonirci a tener conto anche di questo piano, del sociale, del livellamento o ciò che Pasolini, strano citarlo, chiamava omologazione, vocazione alla, impossibile, uguaglianza tra gli uomini, già…Ogni volta che si parla di questo miscuglio, sottolineerò, intenderò, la preponderanza del nonsense e l’esigenza puramente conformistica di aderire a un tessuto sociale, solo in parte, solo per necessità, la stessa che lo spinse a scrivere il Libro rosso, per sé e forse anche per gli altri. Un’esigenza di normalità soffocata, eppure, da tenere in conto. Si può? Ci si prova, come per la vita stessa, o ciò che ne resta, come per me, per tutti…

From → filosofia

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