Vai al contenuto

Schopenhauer a Berlino

22 febbraio 2014

…come Jung, Schopenhauer, attirare il male su di sé, entrare nell’abisso, con Nietzsche e oltre, forse anelare con ciò al regno dei Cieli; etica, terapia, epistème? Il limite aristotelico della classificazione, l’analisi, la ponderazione, la separazione, una realtà separata, come quella denunciata da Castaneda, il reale oltre il sogno, il wirklich, sempre; c’è un fondamento, nella logica aristotelica, che non siano i tre principi, che oltrepassi l’ambito angusto dei principi formali? Schopenhauer deplora che così ci si impegola con le parole, smarrire le cose, questa la password dello Stagirita; come uscire dal regno del caos e dell’errore, dal mondo, come entrarvi dalla porta principale? Combattere il caso ci fa sbattere contro il muro del linguaggio; l’eterogeneo va assimilato, ricondotto all’omogeneo, come Talete, Anassimandro, che balbettarono in nome di un Logos ancora da venire? Apeiron fu la risposta dell’indeterminato, solo per chi si rifiutò di concedersi all’ arché imperante; anche il dialogo platonico è assimilazione, omologazione ne avrebbe detto Pasolini, noi con lui; vedere l’esistenza da lontano, come in caleidoscopio, come un panorama che si è ammirato, si cerca e si rigira da ogni parte, ogni riflessione a posteriori ha una sua bontà, innegabile; Schopenhauer sul senso della vita: scrivere un romanzo che non possa se non restare come un singolo capitolo nella tetralogia della vita, cfr. Wagner; a Berlino, nel 1812, Schopenhauer scrive che le domande razionali, che non hanno risposta, sono insensate ovvero contraddittorie: Wittgenstein in ascolto, nei Tagebuecher 1914-16, un secolo dopo, davvero…La contraddizione come un sé aperto, tutt’altro che conchiuso, e la contraddizione, di rimando, nelle Osservazioni sui fondamenti della matematica, Ludwig ancora, tutt’altro che stridente, difettosa

From → filosofia

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: