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a cosa serve il pensiero?

11 settembre 2014

dal mio ebook Heidegger il tao lo zen (www.amazon.it)

 

Heidegger considera il pensiero un’attività fine a se stessa, senza cercare, per suo tramite, di ottenere particolari effetti. Il rifiuto dei risultati è un tratto tipico del Taoismo. Secondo l’etica del wu-wei , più ci si sforza di raggiungere certi risultati, più si finisce per mancarli. Finché si pensa in termini di successo e fallimento, vantaggio e perdita, un’azione autentica è impossibile. Certi spunti vengono ripresi da Heidegger: il pensiero, per essere veramente tale, non può produrre alcun effetto.[i] I Taoisti sottolineavano che non ci si deve preoccupare dei risultati delle azioni: arrivano, proprio quando non ci si cura di ottenerli.

Si dovrebbe cercare di imitare il tao, prendendone a modello l’attività, assolutamente non finalizzata.[ii] In questo caso si agirà senza la consapevolezza dell’azione, senza prefiggersi di raggiungere alcunché. Queste convinzioni sono esposte proprio in uno dei capitoli del Tao-te ching su cui Heidegger e Hsiao lavoravano.[iii]

Da questo punto di vista, i Taoisti suggeriscono una strategia. Heidegger, seguendone i consigli, lascia che l’attività del pensiero venga esercitata liberamente, senza alcun fine.[iv] Come sostenevano i Taoisti, i risultati arriveranno comunque, e d’altra parte la cosa è secondaria: l’importante è piuttosto che il pensiero metta in moto se stesso, senza alcuna intenzione di procedere in una direzione determinata.

Ci sembra indubbio che questi spunti, di centrale rilevanza nella Lettera ed esposti all’inizio dell’opera, sono stati ricavati dal Taoismo. Solo da questa scuola cinese Heidegger poteva mutuare la concezione d’un pensiero senza effetti e senza risultati. Anche nella filosofia heideggeriana è una questione di strategia: attivando un pensiero fine a se stesso, tutto ciò che arriva sarà ben accetto; il frutto del pensiero è un non-frutto, e si ottiene senza predeterminazione.

[i]“Con la filosofia non si può iniziare nulla” (EM, p. 9; IM, p. 23 – trad. mod.).

[ii]Si tratta d’un concetto centrale del Tao-te ching : si pensi soltanto al fatto che le diecimila cose, pur realizzando la loro natura, non ricevono alcuna istruzione dal tao (ivi , II).

[iii]“La via (tao ) è sempre nella non azione (wu-wei ),/eppure non c’è chi non agisca./Se signori e sovrani possono attenervisi,/le diecimila cose cambieranno da sé”. […] “Non bramando niente, in pura quiete,/il mondo s’aggiusterebbe da sé” (TTC, XXXVII).

[iv]“Il pensiero agisce in quanto pensa” (H, p. 5; U, p. 268).

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From → filosofia, recensioni

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