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sul tao del non suono forever

13 settembre 2014

dal mio ebook, Il tao del non suono (http://www.amazon.it)

 

La mia vicenda con il suono e la musica inizia molto tempo fa, quando mi trovai davanti a un antico pianoforte di famiglia scordato. Cominciai a suonarlo come se lo avessi fatto da sempre, e attendesse soltanto il mio tocco per animarsi.

In seguito ho suonato in diversi gruppi, nel periodo adatto: i 60, il decennio più fecondo del secolo. Ho smesso di farlo dopo varie insoddisfazioni: il suono non si manifestava mai nelle mie aspettative. So che non se ne dovrebbero nutrire rispetto ai processi creativi, ma allora la pensavo così. Ora faccio musica in casa, o la penso e tento di architettarla secondo i miei gusti. (vedi però Atman Sound Project, 2014)

 

Ho dovuto compiere una scelta. Per motivi che ho spiegato altrove, a un certo punto mi decisi per la filosofia o la musica. Nel frattempo il mio interesse per la filosofia era cresciuto, balzando in primo piano. Ma ero ancora incerto, e per la tesi di laurea scelsi un argomento che mi consentisse una bilocazione: il rapporto tra Nietzsche, Schopenhauer e Wagner. Alla fine mi assicurai che era la filosofia a richiedere le mie energie. Mi trovavo nel suo campo, e la musica si spostava lentamente sullo sfondo. Non fu una decisione facile, ma non la rimpiango. Qualche tempo fa mi chiedevo se era giusta, ora ho capito che qualsiasi pista conduce sempre allo stesso risultato: il centro di gravità personale.

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From → filosofia, recensioni

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