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Jung and Red Book

12 ottobre 2014

dal mio ebook Il libro rosso di Jung (www.amazon.it)

Jung dice di un miscuglio di significato (sense) e non significato (nonsense). Non sono sicuro che il suo nonsense (Unsinn) combaci con il mio. Non deve essere così: ognuno esprime un pensiero, se lo ha, non necessariamente originale…È il miscuglio che fa dubitare, a meno che nonsense non sia la forza dominante. In altre pagine del Libro è così, forse nella Bibbia, Qohelet, troppo facile citare Qohelet? Ma non è quello che facciamo tutti? Parlare di ciò che ci riguarda, che più si conosce? Mi pare che l’unico meandro del senso sia il piano di realtà che Nagarjuna chiama convenzionale, grossolano e abituale, linguistico, conformista, samvritisatya. A meno che non si voglia scivolare nell’esorcismo del nudo, ma Jung non sembra farlo, no…Ho l’impressione che Jung voglia ammonirci a tener conto anche di questo piano, del sociale, del livellamento o ciò che Pasolini, strano citarlo, chiamava omologazione, vocazione alla impossibile uguaglianza tra gli uomini…Ogni volta che si parla di questo miscuglio, sottolineerò, intenderò, la preponderanza del nonsense e l’esigenza conformistica di aderire a un tessuto sociale, in parte, per necessità, la stessa che spinse Jung a scrivere il Libro rosso, per sé e forse per gli altri. Un’esigenza di normalità, da tenere in conto. Si può? Ci si prova, come per la vita stessa, o ciò che ne resta, per me, per tutti…

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From → filosofia

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