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Leopardi: mille e una notte

20 ottobre 2014

…c’è un po’ di tutto in questo Martone, quindi; dalla favola di chi fu il nudo, in tutte le sue forme, altrimenti detto il Buddha di Recanati dagli intenditori; quali sarà arduo dire. e poi la strumentalizzazione, anche oggi intellettuali che si prestano alla volgarizzazione, a essere servi di partito, certo i meno convincenti nel deserto culturale di oggi, italico, s’intende; un film di ieri con lo sguardo all’oggi, i tempi non cambiati, outsider tutti provinciali, oggi come nell’800, si dice…quando poi il politically correct si interdice, viene fuori l’esecrazione, bello il commento di Tommaseo, chi scrisse dizionari che c’entra con Leopardi? bando, però, ai campanilismi, Leopardi marchigiano meno che mai, Recanati al bando, e tutto il resto…certo un po’ d’editing al solito non avrebbe mal fatto: 35 minuti o anche quaranta, o solo 15, a tutto vantaggio dell’insieme; il dialetto da un lato, marchigiani che se ne vergognano, e dall’altro il linguaggio dei nobili, la rivoluzione, quella poco più che dietro l’angolo, noblesse in primo piano, ancora, specie nel pontificio. il dramma: se la Weltanschauung leopardiana sia l’esito di una costituzione gracile, che non riesce a convivere, proprio non ce la fa, con un intelletto possente…possente? e poi: l’insinuazione, già conosciuta dai letterati del suo tempo, che il tradurre classici greci e latini, con somma nozione della lingua ebraica, coprisse una mancanza ideativa, o mono-tonia, lo stile sì, dissero i letterati, indiscutibile, ma le idee così lontane dalle magnifiche sorti e progressive – quante volte, quante volte si è ripetuto il verso. l’infinito: da solo tutto il film, niente letture; l’episodio del bordello, se fosse vero, non lo avremmo già memorizzato, come quel Nietzsche davanti al pianoforte, che scelse quello, e non le prostitute. il film ci rammenta la deformità leopardiana, implacabile col passare degli anni, chi lo aveva mai immaginato così, eppure sapevamo, noi tutti…certo il vederselo così, gli innamoramenti frustrati, e come no?, l’omosessualità adombrata, forse un po’ di più, il gossip, troppo scontato. e soprattutto quella biografia forte che ripercorre tutta la storia, a onta della fabula, l’intreccio, meno che mai, Martone, rétro come Leopardi, mai non fu. anche qui si ricorda come i premi letterari, ieri e oggi, le cattedre accademiche, furono sempre date con il concorso che non era tale, dispendiate con cura; l’amico era con Leopardi, sì, e pochi altri, esemplare, sempre nell’oggi, l’incontro di Leopardi coi giurati, i letterati, ancora…oggi vanno i presunti filosofi mezzi preti o servi di partito: niente è cambiato Jack o’ James, da allora; per noi che viviamo nelle Marche (ting) il film come uno schiaffo, salutare, irriverente, e soprattutto al riparo dalle illusioni, anche se l’ultima è nonsensically da stroncare: che il mondo o la natura siano proprio crudeli, come anche Sade disse, un po’ di nonsense, dicevo, meglio, che una ubriacatura antropomorfica che enfatizzi l’onnipresenza del dolore – che però si debordi dalla facile lettura pessimismo/ottimismo è già dato da vedere, l’accenno, il frammento, l’aforisma Z…..e

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From → filosofia, recensioni

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