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un suono che termina come il non suono?

21 ottobre 2014

dal mio ebook, Il tao del non suono (www.amazon.it)

 

No, il suono non può finire, al pari del sole che tramonta o della nuvola nel cielo. E’ un pensiero che si perde, ma vaga ancora imperturbato. La sua morte è procrastinabile, perché attesa dalla sorte. Che si sposti tra oasi e deserti, il suo angelo sterminatore non lo raggiungerà mai. È lui l’unico araldo dell’indistruttibilità per vocazione, ciò che le religioni promettono deludendo: si rivela non suono, nei suoi epigoni.

Al termine di un concerto vorremmo prenderci la testa tra le mani, per illuderci di non udire più. È una pausa rinfrancante che ci concederemmo, se ne avessimo la forza. Il suono, terapeutico o dissacrante, di una fuga bachiana o di un riff alla chitarra distorta, ci soggioga al suo volere. E non ne abbiamo mai abbastanza, perché ci accompagna ovunque.

Il suono è santo. Dopo tutto il discorso, è ancora lì, imperturbato, e si irride dei nostri sforzi di attribuirgli un senso. Santo è il suono, l’unico peccatore.

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From → filosofia, recensioni

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