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filosofia dei microtoni, uno squarcio

26 ottobre 2014

dal mio ebook, Il tao del nonsuono (www.amazon.it)

L’evoluzione musicale è bloccata dagli strumenti. Almeno fino al free jazz. Si pensava di averli sfruttati al massimo, e che la chitarra avesse sonorità prevedibili, prestabilite. Poi arriva Hendrix, e tutto cambia. Tra le sue mani prendono corpo intervalli microtonali. Hendrix appaga le aspettative iconoclaste di Ferruccio Busoni. Il confine tra l’uomo e lo strumento è vago, la musica intrascrivibile.

La maggior parte delle culture musicali nel mondo non possiede un sistema di notazione. Perché scandalizzarsene? L’assolo di Voodoo Chile è immiserito dalla sua appartenenza a una civiltà della performance, o perché non rientra in partitura? Gli editori musicali hanno tentato di pubblicare gli assoli di Hendrix note-for-note, ma ne è uscito un guazzabuglio, e persino lo strumentista zelante è rimasto insoddisfatto.

Le svisate di Keith Emerson sono limpide e cristalline. Prova ne sia che risultano congeniali all’informatica. Ciò non ne attesta la superiorità, né uno svantaggio rispetto a Hendrix. Sono in questione i diversi mondi di due musicisti impareggiabili.

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From → filosofia

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