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La trasmissione del fiore

30 ottobre 2015

Al pari del suono, che non deve essere speciale o complesso, il compositore rivela nella sua nudità di essere già un Buddha da sempre, affermazione che va riferita a Cage, fautore di un’esperienza del Risveglio da cui si evince tutto ciò che in 4’33” resta inesplorato, un’esperienza che è stata interpretata in molti modi, ma non nella capacità di compenetrare la natura delle cose nell’ottica del Buddha che noi tutti siamo. Chi non potrebbe comporre un brano silenzioso? Eppure questo è il compito cui Cage si sentì chiamato, e la camera anecoica fu l’ambiente in cui se ne rese conto, grazie a un’intuizione che covava in lui da chissà quando. E che prese corpo senza un perché, così come a un fiore non si chiederà perché fiorisce.
(dal mio libro su John Cage: L’infinita durata del non suono, Milano-Udine,Mimesis 2013)

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From → filosofia

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