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Cecil Taylor e Wittgenstein

5 dicembre 2015

L’equivalente di Wittgenstein nel Jazz è Cecil Taylor. Lui studia l’arte della fuga, poi si diverte con il free. Cosa faccia di preciso è difficile dirlo: segue l’assunto della proposizione n.7, “Di ciò di cui non si può parlare, occorre tacere”. Suona da un piano di realtà dove ogni descrizione è sterile, e ogni spiegazione inadeguata. Le convenzioni svaniscono, poiché manca l’intento di minarle. Esistono ancora? In tal caso, limitiamoci a ignorarle. È una musica che sfugge alla collaborazione e al collettivo: il con, l’insieme è messo tra parentesi da una trasognante lucidità. Taylor si isola con il suo pianoforte, in uno stato di coscienza inalterato.

Estratto da: Leonardo Vittorio arena, il tao del non suono, Kindle Edition 2014

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From → filosofia

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