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Heidegger/Zen First Round

4 febbraio 2016

In quale misura è possibile che un “concetto” come quello heideggeriano di “ente” (Seiende ) sia stato mutuato da altre tradizioni? C’è qualcosa che, per es. nel Buddhismo, possa valere come “ente”? Sarebbe facile rispondere: la “cosa” o la “creatura” (sanscr.: dharma ; cin.: fa ; giapp.: hò). Ma il problema è un altro. Heidegger getta le basi, a partire dalla Prolusione del ’29, d’una distinzione essere/ente. Si affanna a distinguere il nulla dall’ente; e, poiché il nulla appartiene all’essere, anche la distinzione di questo dall’ente è nettamente tracciata. Nello Zen prende forse corpo una tematica analoga? Certo: allontanarsi dall’ente è anche il compito dei maestri Zen, se intendiamo per “ente” il puro e semplice oggetto, e perciò la visione del senso comune. Le “montagne” non sono effettivamente “montagne”, finché non si è illuminati. Poi però, quando si è veramente tali, si scopre che le “montagne” sono soltanto “montagne”. E’ un po’ come il viaggio iniziatico: malgrado sia necessario compierlo, riporta pur sempre all’origine, cioè all’insignificanza. Anche in questo caso i maestri Zen sembrano più radicali di Heidegger: non hanno bisogno di effettuare tante distinzioni teoriche (“ente”, “essere” e “nulla”), e accedono direttamente al nonsense .

da: Leonardo Arena, Heidegger, il tao e lo zen, Kindle Edition

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From → filosofia

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