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Heidegger balza nello/dallo Zen

26 febbraio 2016

L’aprirsi al Tao, inteso come Via, oltre che modo di essere, comporta l’inesaustività, e il percorso non si esaurisce mai; inoltre, come sostiene il miglior pensiero orientale, o estremo-orientale, lungo il cammino si possono compiere rilevanti scoperte, e si tratta di un pensiero in divenire, che sarebbe un altro tratto del non pensiero o del nonsense, avverso ai dogmatismi e alle certezze. Solo l’immagine del sentiero potrebbe rendere questa natura inconcludente, perennemente in sospeso, di ciò che si continua a chiamare filosofia o speculazione. E anche la metafora del salto, che è centrale nelle lezioni di Heidegger su Leibniz, riporta al topologico, a un pensiero che si situa nello spazio, ma non nella pretesa di attingere un punto finale, come se il salto potesse condurre a una illuminazione o al Risveglio; il salto riconduce piuttosto alla origine, dove siamo già da sempre: una proposizione incomprensibile a prescindere dal buddhismo Zen, a cui Heidegger nega la possibilità di uscire dalle sabbie mobili in cui versa il pensiero occidentale.

da: Leonardo arena, note ai margini del nulla, Kindle Edition

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From → filosofia

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