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Révenants, bardo e premorte

1 marzo 2016

Sogyal cita una osservazione del suo maestro, secondo cui certi fenomeni, i délok o le esperienze di premorte, rappresentano “una morte clinica ancora all’interno del bardo naturale di questa vita”.337 Né potrebbe essere altrimenti: queste persone non sono morte, ma, come nel caso delle proiezioni terrificanti o rassicuranti, o di natura edipica nel bardo, producono una serie di allucinazioni standard, sforzandosi di conferire un senso alla esperienza; il culmine di queste allucinazioni, già noto nel sufismo dell’Iran,338 è l’incontro con un essere di luce, la proiezione dei propri desideri e aspirazioni: è lui, di
solito, a mostrare al defunto se deve tornare sulla Terra, e il suo momento non è giunto, o se può inoltrarsi nei nuovi territori inesplorati. Con ciò, non voglio addurre una interpretazione tout court dei fenomeni di premorte, ma solo indicare che essi sono molto affini alle proiezioni del bardo; Sogyal non lo dice esplicitamente, e si limita a riscontrare alcune affinità, ancorché significative, perché non può ridurre l’esperienza del bardo, da fervido credente, alle allucinazioni, da cui il rinvio ai révenants che è
meno problematico.

da: Leonardo Arena, Note ai margini del nulla, Kindle Edition

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From → filosofia

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