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Satie, Cage, Brian Eno

17 marzo 2016

Il compositore si trova davanti al magma sonoro, che non riguarda soltanto le altezze tonali ammesse nella musica occidentale: dovrà forse privilegiare alcuni suoni a scapito di altri? Durante l’esecuzione di 4’33” è proprio questo che non avviene, e tutti i suoni, senza gerarchie, si rivelano validi. Non c’è neanche l’obbligo di ascoltare la musica, che viene incorporata nell’ambiente: svanisce la funzione più comune della musica, quella di intrattenere. Non era la prima volta che ciò avveniva, e qui Cage si richiama alla concezione di Satie, che ha trovato una prosecuzione e un ampliamento nel genere ambient, inaugurato da Brian Eno. (…) Il compositore crea qualcosa che non è destinato a es-sere fruito, e rimane in sottofondo, una musica che, nel caso di Eno, può essere suonata a bassissimo volume, per facilitarne la ricezione: i suoni non balzano in primo piano, proprio come nel “brano silente” di Cage. O meglio, non c’è distinzione tra la composizione e l’ambiente: la composizione è l’ambiente stesso…

da: Leonardo arena, La durata infinita del non suono, Milano, Mimesis 2013, p.18.

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From → filosofia

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