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Il gatto di Nanquan

27 marzo 2016

“Un giorno i monaci dei due padiglioni, occidentale e orientale, (del monastero) di Nanquan si disputavano un gatto. Nanquan se ne accorse, e sollevò (il gatto) in aria dicendo: “Se riuscirete a dire qualcosa in merito, non lo taglierò in due.” I monaci non risposero. Così, Nanquan tagliò il gatto in due parti. Poi Nanquan riferì l’intero aneddoto a Zhaozhou, interpellandolo in proposito. Zhaozhou allora si tolse i sandali di paglia, e se li mise in testa. Nanquan disse: “Se tu fossi stato qui, avresti proprio salvato il gatto!”

Una lettura “arida” del caso attesta che Nanquan taglia il gatto in due per soddisfare le esigenze dei rispettivi gruppi di monaci. E che Zhaozhou, ponendosi i sandali in testa anziché ai piedi, coglie il principio del rovesciamento, insito nella logica del maestro. Ma ciò appare troppo prosaico: è una ricostruzione cervellotica. Meglio concludere che l’oro falso esiste in funzione del vero e che solo l’esistenza di quest’ultimo permette di stabilire una comparazione. Non si è mai troppo anziani per capire, né troppo giovani per confondersi. Gli animalisti stiano tranquilli: Nanquan non ha “tranciato” il gatto! Questa azione non ha mai avuto luogo, a prescindere da ogni interpretazione. E non solo perché il buddhista, da sempre, ama ogni essere vivente, rifiutandosi di porre l’uomo al vertice della scala evolutiva.

da: Leonardo arena, il libro della tranquillità, Kindle Edition

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From → filosofia

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