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Nymphomaniac Revisited

31 marzo 2016

Riposto, un post antico:

nymphomaniac I e II – Beware Spoiler

…si comincia dal finale, com’è giusto che sia: il motivo del nome del personaggio gainsbourghiano emerge, chiaro, come la stratocaster, la sua, quella che lo rese famoso; echi hendrixiani, Joe è Hey Joe, come non poteva non essere; mentre ascolto il brano penso che possa essere la voce della gainsbourg, di cui rammento una magistrale personalissima versione di Just like a woman; non la riconosco, ma penso sia lei, i titoli, i titoli di coda confermano; un disco di cover delle song anni 60, questo farlo, retaggio paterno (e materno: Jane…sentendo il tuo Je t’aime si sognò di…)- film perverso come doveva, come Lars ci ha abituato, meglio la seconda parte, stavo per dire, come in Kill Bill, solo qualche annotazione qui, mai esaustiva o chiarificante, la interpretazione (Auslegung) è fuori; ninfomania, nome coniato dal maschio, neanche il supermaschio di Jarry; riscatto, redenzione, termini vacui, lo dice l’interlocutore di Joe, a cui va bene, quasi per tutto il film; la storia extraconiugale, diverso esito, giudizio, differenziazione tra i sessi, ma nel sociale, oggi, non nella sfera biologica; mrs H, magistrale Uma, figlia di Thurman, di cui leggemmo la versione di The Tibetan Book of the Dead, titolo improprio ma commento eterodosso, come dovrebbe essere, Uma, con John, nella song di Chuck Berry…sparse le citazioni, ma non serve…indicarle; una per tutte l’atto masturbatorio di Bataille davanti al cadavere della madre, adombrato; polemica contro il politically correct, si veda il termine hinayana, praticamente desueto; Lars che risponde ai giornalisti sul nazismo; si situa, si situa, in quella schiera di scrittori, autori, creatori, dove campeggia Knut Hamsun, Céline, a buon diritto, Ernst Junger, e Sloterdijk li direbbe cinici, pascendosene; li si studierà, si vedrà come e perché scelsero un fronte o solo l’anticonformismo; come Joe; “Hey Joe dove vai con la tua pistola in pugno? Vado ad ammazzare la mia vecchia, che se la fa con un altro”; l’intera società se la fa con un altro, sempre Altro (Beware, Lacan! qui non c’è psicoanalisi, Freud è sbeffeggiato, ogni tentativo di normalizzazione bandito…). Fuer Elisa non è una fuga, sia chiaro, e l’anticonformista sembra dire: “Non seguiamo Bach, Beethoven lo capì, la strada della fuga era easurita, logora, tentiamo altro, molto altro; il benpensante dirà che il sordastro non avrebbe saputo comporre la fuga” – questa è un’altra storia. nella parata dei ricordi, evocazioni significanti dei due tempi, il frassino, l’albero di cenere, campeggia, perfino sulla quercia; la mia mente che tenta di ricordare il senso del nome inglese (ash tree), poi lo trova, ma a posteriori. niente avrà una spiegazione comune, neppure l’assassinio simbolico dell’unico true love (Jeanne Moreau che canta la canzone da Oscar Wilde, in Querelle, Lars l’ha rammentato?); solo una resistenza (Widerstand) si dirà, nessuno si convince…una vittima c’è, prevenuta e annunciata: la verginità del beato non è sacrificata; (1) in breve, ninfomania non è sex addiction—
***
(Aggiunta del 2016) Nymphomaniac nel ricordo, memoria fallace, Nachträglichkeit, man mano che si avanza, a posteriori, strano scordare come in memento, a ritroso, lo Schritt zurück per chi non volle scordare, scritto il 14 aprile 2014, un secolo dopo la guerra mondiale, mio vagheggiare i 20s, mia moglie fuori e dentro l’ospedale, loop del samsāra, metastasi devastante, io che scrivo di Lars come non mi toccasse, up and down di momenti indelebili, tuttora, come non mai tuttora? Il ritorno uguale dello stesso, capisco che è ch. gainsbourg, hey joe, sempre mirata, cerco un addentellato, mi stupisco delle mie parole, forse avrò scritto in fondo sempre queste parole, nel cielo cristallino dei frassini, ancora, il senso di Wiederholungszwang che non è mai lo stesso, ultimo intento di replicare l’irreplicabile, mi stacco dalle scene di violenza, oggi io più seligman che mai, incontro la ninfomane, sex addicted, non noterò le stesse cose, io sono un altro uomo oggi davvero, lo sono stato fui e sarò, non Lars von Trier né Jünger, ma Nietzsche e Stirner a dominare il campo, bello scrivere lasciandosi cullare, Wo Es war soll Ich werden, sempre il contrario di quanto si vorrebbe, e l’innocente che rimase sul campo quando tentava di togliersi la verginità, un seligman d’annata, beato e non felice, nel soul sacrifice che puntellò woodstock o solo i suoi residui —

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From → filosofia

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