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Senza lingua parlò

1 aprile 2016

“Luopu andò a trovare Jiashan. Senza rendergli omaggio, gli si mise davanti in posizione
eretta. Jiashan disse: “Un pollo dimora in un nido di fenici. Non è della stessa specie, e se ne va.” Luopu replicò: “Vengo da molto lontano. Vi prego di accogliermi, maestro.” Jiashan replicò: “Davanti ai miei occhi non ci sono monaci. Intorno a me non ci sono maestri.” Luopu allora gridò. Jiashan disse: “Fermo! Non essere così irrispettoso e agitato. La luna tra le nubi è sempre la stessa, mentre ogni rivo e ogni monte è differente. Sei bravo a tagliare la lingua di chiunque al mondo, ma sapresti spiegare il discorso di un uomo senza lingua?” Luopu non parlò. Jiashan allora lo colpì. In seguito a questo, Liopu si sottomise.”

Due obiettivi da perseguire con lo stesso impegno: il primo più accessibile, ma fuorviante, l’altro più remoto – frustrante? O si impara l’arte del dialogo per imporsi sugli altri, o si cerca di far parlare il muto, l’ottuso, l’illogico. È facile scoprire a quale alternativa
vadano le simpatie di Jiashan. Facile? Non è detto. E che Luopu dia il suo assenso non è l’ultima parola. L’uomo senza lingua ha le sue virtù, non è un freak né un disabile. Che si tratti di parlare o tacere, sarà sempre in prima fila. Se si capisce questo, si capisce tutto. La poesia occulta il senso della realtà; nei toni di Heidegger, tratta una verità che si svela coprendosi.

da: Leonardo arena, il libro della tranquillità, Kindle Edition

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From → filosofia

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