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Filosofia per non musicisti

2 aprile 2016

Eno preferisce un synth dai pochi preset, tanto si insisterà su quelli, piuttosto che una gamma infinita, le keyboards di oggi dove un migliaio di preset sono sempre più limitati, di fronte alla voracità insaziabile del consumatore, mai tanto consumatore come oggi: ci si perde nei suoni, pensando che l’illimitato sia garanzia di successo, di creatività, mentre Eno, pur sempre di soppiatto, suggerisce l’inverso. Il suo “non musicista” è un cesellatore, il quale sa trarre dall’armamentario a sua disposizione tutto ciò che vorrà, i preset come amici, quei pochi che ti fanno sentire bene e a cui puoi raccontare del tuo nuovo amore, sapendo che non ti tradiranno. Dal punto di vista della selezione delle note, ciò va a scapito della cascata sonora, di tantissime note in una battuta, supposto, poi, che i brani ambient siano suddivisibili in battute, in base al tempo lineare. Si diceva di Webern, il quale mirava a far udire, per la prima volta a un ascoltatore disattento, il suono del violino, un’esperienza primigenia, anziché la cascata, i diluvi di note che solo un virtuoso saprebbe padroneggiare, ma un virtuoso, si sa, è nemico della creatività, sfocia nel prevedibile, nel meccanico, e le sue mani sullo strumento si affidano a percorsi preordinati.

da: Leonardo Arena, Brian Eno. Filosofia per non musicisti, Milano, Mimesis 2014, p. 12.

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From → filosofia

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