Skip to content

La corda e il serpente:prodromi

12 aprile 2016

Nella filosofia indiana del Vedānta c’è un esempio illustrativo che si presta a molteplici interpretazioni: la corda e il serpente. Si immagini un uomo che vaga nella giungla di notte. A un certo momento, gli sembra di scorgere qualcosa tra il fogliame: sulle prime, tende a identificarlo come un serpente. Poi, avvicinandosi e guardando meglio, scopre che si trattava di una corda. Furono le condizioni di una percezione difettosa a metterlo all’inizio su una pista sbagliata. Si presenta un primo problema: si trattava di una pista sbagliata? O meglio: cosa gli ha fatto credere che si trattasse di un serpente? Siamo d’accordo sul fatto che la condizione di non visibilità non permetteva di inquadrare l’oggetto, ma perché un rettile e proprio quello? Dire che i sensi ci ingannano non esaurisce la problematicità della metafora. Si potrebbero cercare le motivazioni psicologiche che hanno indotto a quella che potrebbe essere una allucinazione, ma l’esempio si presta per così dire a interpretazioni più “filosofiche”, che possono mettere in discussione le modalità del nostro rapporto con il mondo, di noi stessi con l’universo.

da: Leonardo Arena, Metafore dell’autoinganno tra Vedānta e Buddhismo, “Quaderni inScibboleth, n. 5 (forthcoming)

Annunci

From → filosofia

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: