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Beckett e Schopenhauer

14 aprile 2016

L’uomo per Schopenhauer si dà un senso, glielo possono dare la società in cui vive, la sua cultura, ma non è il senso della vita, cioè esso resta una delle illusioni di cui si contorna l’uomo per affrontare, sopportare, questo abisso dell’insignificanza vitale. Anche in Beckett c’è questo. Ci sono personaggi che sembrano volersi dare un senso, come Malone. Malone viene colto nel momento della morte e tutto il romanzo descrive quello che lui dice in questi frangenti. Anche qui c’è il discorso che non ha un senso specifico, e un uomo che come Krapp cerca di fare un bilancio della sua vita, ma non scopre niente. Ciascuno di noi cerca di lottare, in Schopenhauer contro la volontà cieca che non ha meta, e in Beckett contro quest’assenza di dio, di un punto centrale di riferimento umano. Queste mete, questi obiettivi, queste zattere, questi punti di appoggio non esistono né nell’uno né nell’altro.

da: Leonardo arena, Watt, la cosa e il nulla, Kindle Edition

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From → filosofia

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