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Strawberry Fields Forever

16 aprile 2016

Il canto del pifferaio – cos’altro fa il flauto del mellotron? – a suggellare il viaggio iniziatico. Lasciami portarti nei campi di fragole, dove nulla è reale…Non potremmo, come Nietzsche, Stirner e altri, pensare che nothing non designa l’assenza, ma uno stato diverso di coscienza, malgrado l’orfanotrofio, o perché il luogo è evocativo e alimenta gli archetipi dell’inconscio collettivo, un magazzino di immagini dove si dissolve la dicotomia bello/brutto, buono/cattivo. Facile vivere con gli occhi chiusi – incalza Lennon – tutto ciò che vedi è l’equivoco, l’illusione, come nel Vedanta…E’ difficile essere qualcuno, o divenirlo, ma va bene, va bene anche questo, non è che importi. Fase di una psichedelia non ripiegata su se stessa. Penso che non vi sia nessuno sul mio albero, l’incomprensione della massa, John si sposta da un livello all’altro di realtà, con alti e bassi. Ma va bene, va bene, va bene, ripete come un mantra. John che gioca sulla parola bad, che dice tutto e niente, attira e respinge…Lo stato d’animo? Talvolta, penso di essere io, ma tu lo sai, so quando si tratta di un sogno – la coscienza si riprende e pensa di travalicare il paradosso di Zhuangzi: non so se quando sono sveglio sono io o una farfalla che sta sognando di essere me…Penso di saperlo, John si corregge, esita, cerca le parole giuste, che non ci sono: è tutto sbagliato, penso di dissentire. Si torna tra i campi di fragole, e tutto ridiviene irreale: Zhuangzi e la farfalla, che non se ne è mai andata, a volare sui campi di fragole. Per sempre.

da: Leonardo arena, una introduzione alla filosofia di John Lennon, Kindle Edition 2015

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From → filosofia

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