Skip to content

Moisti e taoisti:sul dialogo

17 aprile 2016

I moisti non condividono le posizioni di Zhuangzi, secondo cui in un dibattito non c’è alcun vincitore e ciascuno può continuare a mantenere la propria proposizione, nell’assenza di un criterio che possa convalidarla o smentirla: un osservatore esterno la smentirà se non è d’accordo, e la confermerà in caso contrario. Nel taoismo l’argomentazione può concludersi senza un vincitore: ciascuno dei contendenti continua a a pensarla a modo suo, quantunque l’altro dovesse metterlo a tacere grazie alla sua retorica. Il moista sostiene che in ogni argomentazione va individuato il contrasto tra una posizione e l’altra: uno dice che le cose stanno così, l’altro dice di no; trionfa colui la cui proposizione corrisponde alla realtà. Nel discorso è essenziale sapere individuare le alternative, per poi determinare qual è la proposizione che aderisce meglio (dang) ai fatti. Il moista valuta una argomentazione in base alla sua pertinenza, anziché a un criterio di verità/falsità: in questo segue le direttive di Mozi e le inclinazioni di un ermeneutica non aletista , assai diffusa nel pensiero cinese. “Nella ‘discussione’ in senso stretto, uno dei due necessariamente ha ragione – è ‘adeguato’ – e solo uno dei due. Non vi può essere ambiguità.”

da: Leonardo Arena, L’innocenza del tao, Kindle Edition, reprint 2015

Annunci

From → filosofia

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: