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L’irruzione della parola nella musica

25 aprile 2016

“L’opera è il prodotto dell’uomo teoretico, del profano critico, non dell’artista: questo è uno dei fatti più singolari della storia di tutte le arti. Fu una pretesa di ascoltatori assolutamente non musicali quella che si dovesse soprattutto capire la parola (…) poiché le parole sono tanto più nobili del sistema armonico che le accompagna, quanto un’anima è più nobile del corpo. Con la profana e antimusicale rozzezza di queste opinioni…” (F. Nietzsche, la nascita della tragedia, opere, Milano, Adelphi, 22)

Con la parola opera si intende un preciso genere della musica classica. Ciò va detto per giustificare l’irruzione della parola in questo ambito. La parola vanifica l’aspetto musicale e riporta al significato. Quanto non si potrebbe fare senza l’intervento del linguaggio verbale! Senza che questo linguaggio pretenda alla esclusività o al predominio. Lo spettatore si distoglie dal nudo e si sforza di capire. Una filosofia della musica sarebbe possibile soltanto con la cancellazione del significato. Le parole sembrano rinviare a un elemento psichico inafferrabile, mentre la musica potrebbe essere l’espressione del corpo.

Leonardo arena, l’altro Nietzsche, Kindle Edition 2015

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From → filosofia

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