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Zhuangzi: l’artigiano dell’oblio, 忘

2 maggio 2016

Un aristocratico commissionò a un artigiano un supporto per campane, intimandogli di eseguire il lavoro in un determinato arco di tempo. Nell’antica Cina l’incarico non andava preso alla leggera: in una società gerarchica non c’era da scherzare con i nobili. Nonostante ciò, l’artigiano continuò a sbrigare altre faccende, senza dare peso alla cosa; né trascurò la sua passeggiata nel bosco. La scadenza si avvicinava, ma l’uomo non sembrava preoccuparsene. Un giorno, durante le sue peregrinazioni il suo sguardo andò a posarsi su un ramo d’albero dal tronco robusto, che svettava sino al cielo. L’uomo capì di aver trovato il legname che faceva al caso suo. A quel punto, eseguire il lavoro fu un gioco da ragazzi. Realizzò rapidamente l’oggetto commissionatogli, e l’aristocratico lo apprezzò moltissimo, anche perché sembrava frutto dell’ingerenza di spiriti e demoni (guishen).
Il protagonista della storia non ha fatto altro che affidarsi alla spontaneità: non si è affannato a sbrigare il compito, bensì ha lasciato che la sua interiorità, una disposizione inconscia, lavorasse per lui, e così ha potuto scoprire il legno adatto. Zhuangzi fa assegnamento sulla perfezione: l’uomo saprebbe risolvere qualsiasi situazione, se solo si fidasse delle proprie intuizioni e inclinazioni; dovrà soltanto astenersi da ciò che non rientra nella sua natura, per cui non ha predisposizione.

da: Leonardo arena, l’innocenza del tao, Kindle Edition 2015

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From → filosofia

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