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Zhuangzi sulla morte, 死

4 maggio 2016

“In un primo tempo, quando lei è morta, come avrei potuto non comportarmi proprio così (cioè non piangerne la dipartita)? Poi, studiando attentamente il problema del ‘primo tempo’ ho scoperto che in origine la vita non esiste. Non è solo la vita a non esistere: in origine non esiste neanche la forma (xing,形). Non è solo la forma a non esistere: in origine non esiste neanche il qi (气). Quando il qi si trasforma, esiste la forma. Quando la forma si trasforma, esiste la vita. Ora, a seguito di una ulteriore trasformazione, è arrivata la morte. È una congiunzione reciproca (tra le fasi della trasformazione): un’unica forza diviene primavera e autunno, inverno ed estate, e le quattro stagioni scorrono una dopo l’altra. Ora la donna è finita, e dorme nella Casa Enorme (cioè nell’universo). Così, se la piangessi ancora, continuando a singhiozzare, mi reputerei qualcuno che non ha compreso il decreto celeste (ming, 命). Per questo ho smesso”. (Zhuangzi, 18)

Questo atteggiamento sembra cinico, ma non è frutto di una posa, bensì di un’attenta riflessione: la vita e la morte sono anelli di una stessa catena; accettare l’una e rifiutare l’altra significa non aver compreso la dinamica delle cose, la sequenza incessante che ci impedisce di fissarne nitidamente i connotati; ancora una volta si è rinviati alla grande totalità, mentre i contorni dei singoli eventi sfumano e ci si dedica alla quiete. In questo quadro, lo spazio della conoscenza analitica o razionale è assai ristretto; né potrebbe essere diversamente, in quanto essa non ci permette di comprendere la natura del piano di realtà onirico, dove la farfalla e il maestro taoista sono la stessa cosa.

da:Leonardo Arena, L’innocenza del Tao, Kindle Edition 2015

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From → filosofia

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