Skip to content

Giorni felici?

30 maggio 2016

Anche in Beckett c’è la sfiducia nei confronti della logica e del linguaggio. In Giorni felici, che è la storia di una coppia, le parole sono una moneta che non vale niente. La donna parla sempre, mentre l’uomo non parla mai, a sottolineare come il loro ruolo sia lo stesso, e non è che uno sia più o meno importante dell’altro; quello che parla e che dice di aver vissuto giorni felici sembra non aver colto il dramma della vita, secondo cui non ci sono giorni felici. Tutte le azioni sono sullo stesso piano, non ci sono azioni più importanti di altre, non esistono l’eroismo, l’amore per la patria, per una persona. Tutto viene livellato sul piano dell’insignificanza. Giorni felici, già dal titolo, lascia capire come non ci sia nessuna consolazione per l’uomo, perché i giorni felici di questa coppia sembrano essere quelli in cui non succede nulla di significativo e vitale, perché non c’è qualcosa di vitale nel mondo. Non è che questa coppia sia pià infelice di altre. È questa la convinzione anche pessimistica, forse, di Beckett. Non c’è una meta, e qualsiasi cosa si faccia, una occupazione casalinga o una “culturale”, come scrivere, è sempre la stessa cosa, e non ci sarà mai un significato primario, in base al quale si possa dire “questo è più importante di quello”.

da: Leonardo Arena, L’altro Beckett, Kindle Edition 2015

Annunci

From → filosofia

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: