Skip to content

Kierkegaard: al riparo dagli -ismi

30 giugno 2016

“Platone rappresenta un fraintendimento rispetto a Socrate. Socrate fu il solo che seppe mantenersi su quell’apice da cui poter esprimere continuamente l’esistenziale, sempre il presente, senza avere alcuna dottrina, senza sistemi o cose simili, poiché li aveva invece in atto. Platone si diede buon tempo, e così a causa di quell’enorme illusione ne venne fuori una dottrina. A poco a poco l’esistenziale fu perduto di vista, e dogmaticamente la dottrina poté dilagare sempre più (S. Kierkegaard, Diario, I, Brescia, Morcelliana 1962, p. 983).”

Il filosofo insegna attraverso l’esempio, le sue azioni. Non pensa, all’inizio, a formulare una teoria. Questa viene sviluppata, semmai, dai suoi seguaci. Ciò riguarda tutti i grandi fondatori di religioni, quali Buddha o Gesù. A un certo punto si forma un corpus di dogmi, un -ismo, con ciò che ne consegue. Non si insisterà mai abbastanza su questo iato tra la teoria e la pratica. La teoria cade dell’ambito del metadiscorso, dove le posizioni esistenziali non vengono capite ma solo conosciute, per sentito dire. In qualsiasi culto si tradiscono le intenzioni del suo fondatore. L’esempio di Platone e Socrate è quello più indicativo, sul piano filosofico. Appena un insegnamento viene codificato perde la sua forza vitale. Necrofilia della teoresi.

Annunci

From → filosofia

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: