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Dietro al velo di māyā

28 luglio 2016

“Il più insoddisfacente, il meno plausibile avrebbe appagato Watt, il quale dall’età di quattordici anni, o quindici, non vedeva un simbolo, né provava un’interpretazione (…) Watt vedeva, al primo sguardo.” (s. Beckett, Watt, op. cit.)

Non ci sono chiavi di lettura per Watt: gli eventi accadono, e gli si dipanano davanti senza il minimo senso. O meglio un senso c’è, il nonsense. Il simbolo è da accantonare: rinvia a qualcos’altro, e mette in moto l’intelletto, lasciandogli credere che dietro al velo di māyā ci sia altro. L’ermeneutica del senso nascosto viene sbugiardata. Non per questo Watt rinuncia alla visione, senza fondare una Weltanschauung: Vede le cose come sono, senza lasciarsene abbagliare; l’apparenza è la realtà, al punto che nessuna delle due ha senso. Watt potrebbe trovarsi in difficoltà sul piano delle convenzioni, ma non è così: la sua è una vita piena.

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From → filosofia

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