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Il non-strumento del musicista

30 luglio 2016

La relazione, problematica, avviluppa lo strumento e il musicista, imprescindibilmente, laddove entrambi contribuiscono alla riuscita musicale, qualsiasi cosa s’intenda con questa parola: metà e metà, per così dire, in una collaborazione implicita, laddove lo strumento non potrebbe suonare da solo, mentre il musicista ha bisogno di una solida base per dare corpo alle sue fantasie, all’estro. Scelsi si chiede cosa passi dall’uno all’altro, da un termine della collaborazione all’altro, e ravvisa una fonte transpersonale, una origine forse più antica del suono – ma ciò è l’impossibile o l’indescrivibile, dato che il mondo si apre con il suono e ne dipende. L’attesa, l’attesa del musicista davanti al suo strumento, affinché si generi questa affinità elettiva e la musica infine si produca. Ma se è così, non si dovrà forse, nel non-agire che è l’unica forma di agito, scartare la sovrabbondanza, la quantità di note, per sposarne l’economia strutturale, in modo da non rovinare l’attesa e permetterle di manifestarsi? Misticismo di Scelsi, ma concreto, laddove si parla di ispirazione indicibile – il Vedanta l’avrebbe detto anirvacaniya, lasciando spazio, letteralmente, al “privo di parole…

Estratto da:Leonardo Arena, Scelsi: oltre l’occidente, Falconara, Crac edizioni 2016.

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From → filosofia

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