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L’analista termine equivoco quanto mai

9 agosto 2016

Dalla non comunicazione l’intrasmissibilità, più ancora che, se possibile, la trasmissione da mente a mente, tipica del buddhismo Chan/Zen. Come andare in cerca di un senso che non esiste, neanche se si dovesse crearlo, spergiurarlo, o imporlo a forza, il che è lo stesso? L’analista, termine equivoco quanto mai, non ha questo potere, proprio come il bodhisattva: nessuno dei due può salvare l’altro, al massimo, può far sì che questi si salvi da sé; salvarsi da che cosa è altra questione. Nel Chan/ Zen, un minimo di apertura all’altro, subito smentita da Lacan, e l’analisi che perde di senso: chi fa qualcosa a chi? Verità è nome delebile, rinunciabile, tanto che quando Lacan prosegue il passo ci sentiamo di non poterlo seguire, verso una riaffermazione del vero che stride, ma non tanto con il principio di non contraddizione, o quanto già affermato, bensì con ciò che striderà sempre: il riconoscimento di una verità, anzi la Verità, per Lacan. Non dico che non c’è l’analisi, dico che non ci sono analisti…

Da: Leonardo Arena, Lacan zen. L’altra psicoanalisi, Mimesis 2015.

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From → filosofia

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