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Portami la tua mente

12 agosto 2016

Sta bene, agli occhi del Chan/Zen, che le esperienze psichiche, o gli affetti, vengano respinte, come qualcosa di incongruo.”La mia mente duole, è come una scimmia, salta da un albero all’altro, e non so quietarla.” Da cui la risposta di Bodhidharma al suo allievo monco, il primo che osò interpellarlo in toni zen: “Portami la tua mente, e la calmo.” Da cui l’impossibilità, e una quiete che già, per ciò stesso, tenda a instaurarsi. È anche, va detto, la negazione, ennesima, di un satori a cui l’esperienza analitica darebbe adito, in forza di chissà quale misterioso potere. Non c’è transito da uno stato di coscienza all’altro, e anche Wittgenstein ne avrebbe convenuto: il conscio resta conscio, e così l’inconscio; ogni altra posizione denuncerebbe una fenomenologia mitologica, inesprimibile, nei toni del misticismo…

da: Leonardo Arena, Lacan zen, Mimesis 2015,

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From → filosofia

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