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Stati di coscienza

13 agosto 2016

Non c’è transito da uno stato di coscienza all’altro, e anche Wittgenstein ne avrebbe convenuto: il conscio resta conscio, e così l’inconscio; ogni altra posizione denuncerebbe una fenomenologia mitologica, inesprimibile, nei toni del misticismo. Anche il transito, tanto problematico, su cui si interrogarono i presocratici, o i passi del primo capitolo della Genesi, cioè quello dalla notte al giorno, o dal buio al chiarore, è sostituibile, incongruo, tranne che per “i soliti millantatori dell’intellettualizzazione” , loro, i veri fautori del vero, sordi a qualsiasi sforzo mentale; come si potrà credere che la salute psichica, in qualsiasi cosa consista, si attui a seguito di uno sforzo, in base a uno scontato, ottuso ossequio alla relazione causa/effetto? C’è anche un coraggio nel rifiutare l’intelligenza, specie dove essa non farebbe presa, nell’analisi e nella meditazione Chan/Zen, accomunate solo per sinteticità espositiva…

L.Arena, Lacan zen, Mimesis 2015

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From → filosofia

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