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Chi insegna non parla, chi parla non insegna

24 agosto 2016

Dove si veicola un insegnamento, c’è il concetto, una trasmissione o un codice; come nel Chan/Zen, per natura non insegnabile, si invoca un altro tipo di comprensione, che non è quella degli stati d’animo o comporta un livello di coscienza superiore. Che l’analista si autorizzi da sé è legato a questo. Inoltre, si intuisce che tale pratica comporta un determinato atteggiamento, o tanti, senza poter precisare quali, dal punto di vista di una scienza o del sapere. Il Chan/Zen ha “risolto” la questione, nell’ambito della sua pratica, accennando alla trasmissione da mente a mente, modo per dire che non c’è insegnamento che valga. Neanche l’imitazione, tanto valorizzata in India e in Estremo Oriente, sfiorerebbe il nucleo del problema. Meglio concludere che sarebbe follia pretendere di insegnarla o trasmetterla, questa pratica, fuoriuscendo da qualsiasi incasellamento od organizzazione: supposto che vi sia dietro un sapere, l’analisi o il Chan/Zen restano al di là del pensiero o di una struttura; pensiero e struttura potrebbero anche darsi, ma è impossibile precisare in cosa consistano: appena si tentasse di farlo, la psicoanalisi e il Chan/Zen si sottrarrebbero alla comprensione.

L. Arena, Lacan Zen, Milano, Mimesis 2015

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From → filosofia

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