Skip to content

“Largo agli ingrati”

1 settembre 2016

Siamo forse ingrati, ma non come il suicida, il quale rinuncia a un bene inalienabile. Più ci donano, più non li perdoniamo; non li salutiamo, o li infanghiamo. Chi riceve l’elemosina non perdona il creditore. Dovrebbe essergli grato, e invece, appena quello gli volta le spalle, è pronto a ingiuriarlo. Più ci si interroga, meno si capisce la ragione dell’ingrato: l’allievo vorrebbe imparare, ma non vuol essere istruito, e non perdona l’insegnante. Che l’ingratitudine stimoli è indubbio, e l’immorale ne gioisce. Dall’ingratitudine dell’allievo, il quale non si accontentò del ruolo subordinato nei confronti del maestro, dipende il progresso della civiltà. Ma ciò lascia un residuo di amarezza: nessuno dei due ha accettato il proprio ruolo. L’esortazione “Largo ai giovani!” ha risvolti funesti. Il nuovo ricco, che ha sfruttato il misero, si è impoverito: non si mostrerà mai abbastanza ingrato verso la sua vittima. È un fenomeno diffuso. La gratitudine può paralizzare lo sviluppo.

da: Leonardo Arena, Illusioni, Kindle Edition 2016

Annunci

From → filosofia

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: