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La discussione e i nomi

6 settembre 2016

La discussione potrebbe essere più rilassata senza nomi propri. Se enuncio una tesi, non è detto che l’altro debba precipitarsi a smentirla. Tuttavia, se faccio il nome di un filosofo in una conversazione tra filosofi, ognuno si sente legittimato a precisare la posizione del teoreta, per averlo capito. Se qualcuno menziona una teoria, e il filosofo citato non è simpatico, qualcuno la contesta per spirito di contraddizione. È difficile intendersi per le barriere che si frappongono a uno scambio di opinioni. In politica è la norma: si riferisce di una posizione, senza indicare se di destra o sinistra; qualcuno, che non aveva obiettato, scopre che è sostenuta dalla fazione avversa. Si perde la calma, e si contesta tutto ciò che era stato approvato. Se ne dedurrebbe che abbiamo paura dei nomi. Torniamo al tabù del nome, all’era arcaica. Alcuni psicologi reagiscono sdegnati al nome di Freud, perché prediligono Jung, e viceversa; gli “esperti” di Kant pretendono di avere accesso esclusivo alle sue dottrine, zittendo tutti gli altri. Le stesse teorie, senza il nome proprio, non suscitavano disprezzo, ma ammirazione. Alcuni notano questi atteggiamenti, ma negli altri…E continuano ad adottarli. Talvolta ci si illude che la comunicazione sia libera da schemi.

da: Leonardo Arena, Illusioni, Kindle Edition 2016

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From → filosofia

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