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Quanti orientali

26 ottobre 2016

La fisica si accosta a una concezione non concreta della materia. Rutherford compie il primo passo, la meccanica quantistica il secondo, più rilevante. Si procede verso l’astratto, e ciò presenta un carattere duale: onda/particella. Il soggetto è al centro: l’osservatore – cui compete di guardare la dualità come particella od onda. Lo Yogacara, scuola buddhista del Mahayana, Grande Veicolo, vi insiste: l’osservatore è una coscienza che rende conto del mondo, lo interpreta, gli dà un senso, lo misura e lo pondera. La compresenza osservabile della particella e onda è una contraddizione, una violazione del principio aristotelico del terzo escluso (A.-A). Come osserva Capra, ci si muove in una atmosfera molto simile a quella dei koan del buddhismo Chan/Zen. In uno di essi, il maestro assegna agli allievi più dotati di designare un oggetto, una brocca, dicendogli che non devono chiamarlo né brocca, né non-brocca. Le alternative della logica formale sono eluse. Trionfa l’allievo che, anziché azzardare una definizione, si stacca dal gruppo e frantuma la brocca. È il successore del maestro. La designazione né/né rappresenta un’altra violazione del terzo escluso. Ci si muove verso una sorta di terzo o medio incluso.

da: Leonardo Arena, Quanti orientali. Nota al Tao della fisica, forthcoming

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From → filosofia

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