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Relazione e partecipazione: la misura

27 ottobre 2016

La meccanica quantistica ha demolito i concetti classici di oggetti solidi e di leggi rigorosamente deterministiche della natura” (…) A livello subatomico, (c’è) piuttosto probabilità di interconnessioni. Un’attenta analisi del processo di osservazione ha mostrato che le particelle subatomiche non hanno significato come entità isolate (…) La materia non ci rivela la presenza di nessun “mattone fondamentale” isolato, ma ci appare piuttosto come una complessa rete di relazioni tra le varie parti del tutto. Queste relazioni includono sempre l’osservatore come elemento essenziale” (…) “L’ideale classico di una descrizione oggettiva della natura non è più valido” (F. Capra, Il tao della fisica, Milano, Adelphi, ebook, pp. 93, 95-6).

I concetti succitati continuano a valere per la fisica classica: nella subatomica si verifica ciò che Nagarjuna aveva intuito, su una rigorosa disamina buddhista: un oggetto non ha senso, preso a sé: solo nella interconnessione lo acquista. Ma ciò provvisoriamente: Nagarjuna pensa che in un universo di relazioni, laddove ogni cosa rinvia a un’altra, manchi un significato assoluto. La cosa è destituita di significato, la si chiami onda o particella, nei termini della fisica quantistica. La cancellazione dell’idea di oggetto solido implica un forte progresso nella meccanica quantistica. Si abbandona una concezione sostanzialista, aristotelica, la dualità soggetto/oggetto (l’osservatore è distinto dal fenomeno osservabile). La interrelazione è già qualcosa, ma non tutto: rimane un modo antropomorfico di considerare la questione, dove le particelle, ancorché non solide, si mantengono come entità. Eppure si rinuncia alla validità oggettiva della scienza, che non è poco, sul piano subatomico. Qualcuno si chiederà se si resti sul piano della scienza, con tali asserzioni. Risuona una nota Yogacara, nella rilevanza dell’osservatore o della coscienza percipiente.

L. V. Arena, Quanti orientali, Kindle Edition 2017

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From → filosofia

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