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Socrate, Ermogene, Cratilo

30 ottobre 2016

In altri termini, cosa impone Socrate all’altro, e in cosa consiste la superiorità del suo pensiero? Socrate accenna alla manifestazione e al dono di una sapienza demoniaca, che gli mette in bocca le parole giuste e gli afferra l’anima, ma un attento esame dei dialoghi rivela una prospettiva molto più angusta e meno nobile. Di volta in volta, Socrate impone a Ermogene il suo pensiero, limitandosi a mostrargli che si contraddice. La tesi iniziale, sostenuta da Ermogene, secondo cui ciascun essere ha per natura un nome che gli si addice e questo nome non è designato per convenzione, verrà smontata soltanto in base a ciò che più tardi verrà decodificato da Aristotele come principio di non contraddizione. Ed è sempre Socrate a mostrare al suo interlocutore che non può sostenere la sua tesi, solo perché sviluppandola o comprendendola sino in fondo si contraddirebbe. Ecco come Socrate può imporre il suo pensiero a Ermogene, ma non a Cratilo, con cui si scontra nel seguito del dialogo e nella parte finale. Socrate afferma che le cose devono essere imparate e ricercate a partire da se stesse e non dai nomi, e Cratilo sembra concordare, ma poi, proprio perché non riconosce ciò che oggi chiameremmo principio di non contraddizione, dichiara che gli riesce impossibile accettare la posizione di Socrate.

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From → filosofia

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