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Freud e Jung

1 novembre 2016

Se il terapeuta dovesse sottolineare il contenuto di alcune comunicazioni dell’analizzato a scapito di altre, si tornerebbe all’orbita del senso, violentando il flusso o deviandone il messaggio in una direzione prestabilita. Si perseguirebbe il miraggio, che la psicoanalisi tende a smascherare, per il quale attraverso la logica si possono affrontare e curare i sintomi nevrotici o psicotici. Cosa che Freud smentisce in molte occasioni, per esempio riguardo alla nevrosi ossessiva: chi ne è afflitto sa bene che i suoi sintomi non hanno ragione di essere, che, poniamo, ha chiuso la valvola del gas, e non dovrebbe preoccuparsi, uscendo, che la casa salti in aria; d’altra parte, costui se ne preoccupa, e a nulla valgono le rassicurazioni di amici e conoscenti, e che lui si fa uno scrupolo. Un paziente di Jung temeva di avere il cancro, e si sottopose a tutte le analisi e gli accertamenti previsti. Scoprì che non era malato, eppure non mutò il suo stato d’animo. Jung se ne stupì, ma il paziente gli spiegò quale fosse la sua vera paura, per nulla fugata dall’esito favorevole: “Vede, non ero preoccupato di avere il cancro, ma che potrei averlo o contrarlo in qualsiasi momento”. La paura riguarda la possibilità di cadere nell’abisso del nonsense, e che non vi si possa cadere non conforta. L’avvenire potrà sempre comportare l’eventualità della malattia mortale, anche se il presente la scongiura. Di fronte a questo, non ci sono test o accertamenti che valgano: la logica è impotente.

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From → filosofia

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  1. uniente

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