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La psicoanalisi e la meditazione

2 novembre 2016

Con mente sgombra e senza preconcetti”: tutto ciò somiglia all’agnosia di Bodhidharma, sia pure in un contesto storico diverso e di fronte a esigenze differenti. L’analista non si farà forte del suo sapere, ed è singolare che una dottrina come la psicoanalisi imponga il silenzio della teoria e il ricorso alla pratica nei momenti più significativi del trattamento. È qui che uno degli interlocutori, l’analista, assume la posizione maieutica, a differenza di Socrate, con buona pace di Platone: l’analista lascia che dall’analizzato emerga il senso di una vita, e non interferisce con le sue comunicazioni, per smentirle o confermarle. E così gli sfila davanti un’intera esistenza, la parata dei significanti e dei significati che l’analizzato ha attribuito alla sua vita, mentre l’analista resta in silenzio, senza cedere alla tentazione di Socrate di contrastare o discutere certe opinioni. Proprio per questo l’analizzato potrà mostrarsi come è davvero, come non ha mai potuto fare. Si presenta nudo a un analista che non lo giudicherà, per dirgli se stia sbagliando o meno. Mark Epstein commenta il valore dell’atteggiamento freudiano, al limite della meditazione.

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From → filosofia

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