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L’inconscio creativo

3 novembre 2016

L’analizzato impara, grazie al non giudizio di un analista nudo, a non censurarsi, ed espone le sue paure senza che qualcuno lo biasimi o lo compatisca. Il dialogo socratico gli impedirebbe di coltivare o mantenere le sue opinioni, qualora risultassero illogiche o infondate. L’analizzato acquista la stessa libertà che spinge Bodhidharma a rispondere fushiki (non so) al suo interlocutore di rango imperiale. Non fissiamoci sul fatto che Freud torni all’elaborazione logica, speculativa, una volta che il lavoro analitico stia per concludersi o si è già concluso: si tratta di un altro livello di realtà, di cui si potrebbe fare a meno, come Lacan ci insegna, contravvenendo allo spirito ermeneutico di una psicoanalisi protesa alla ricerca del vero. E che Freud stesso possa vantare il possesso di una verità, secondo cui l’io non è padrone in casa propria, non oscura l’importanza del suo principale contributo alla Storia del pensiero occidentale, e cioè i modi di una comunicazione dialogica diversa da quella socratica nel suo uso terapeutico e cognitivo. Ciò apre il varco a un nuovo intendimento dell’inconscio, per fini creativi.

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From → filosofia

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