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Taoismo forever

4 novembre 2016

Il Daodejing rientra nel novero dei testi sapienziali. Non che si tenti di ammonire l’uomo: Laozi procede per allusioni. Leggendolo, però, si viene trasformati. Qual è il fascino di un libro di poco più di cinquemila caratteri, vago e astruso? Molti Classici, anziché impartire dottrine, insegnano a pensare diversamente. In Oriente si pratica la filosofia, senza tentare di memorizzarne i concetti. Se qualcuno mi chiedesse di illustrare le “categorie” del Daodejing, mi troverei in difficoltà. Non è un compito impossibile, quanto inadeguato. Laozi non scrive per venire analizzato o, come Lacan, per essere capito. A cosa gli servirebbe il plauso dei lettori? Meglio che si rendano conto della loro identità, diventando quelli che sono. L’attenzione per la scrittura è un retaggio della cultura ebraica. I cinesi non credono che in un testo si trovi la soluzione degli enigmi dell’universo. Condividono il parere di Borges, né ammettono la necessità di seguire alla lettera gli insegnamenti di un libro. Che il Daodejing si sia preservato rappresenta una sfida per l’umanità.

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From → filosofia

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