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Hegel/Derrida: un confronto

5 novembre 2016

Talvolta la lettura della premessa a un’opera ne esaurisce gli intenti o li compendia. Non come i buddhisti giapponesi, i quali si limitarono a pronunciare il titolo dell’opera, alludendo a un contenuto padroneggiabile con questo. Hegel fa di più: più che indicare, tratteggia il suo mondo nelle poche pagine introduttive alle sue opere. A che servono le glosse, i commenti? Ci sono le introduzioni, per chiunque abbia orecchi per udire. Si accede a Hegel dalla porta principale, e si è nell’approfondimento, oltre la barriera senza porta che rappresenta il confine invalicabile del suo pensiero. Noi sentiamo che il dire di Derrida coglie Hegel, ne decifra gli intenti nascosti, o quello che se ne vede, il che non è poco. Ciò non ci dispensa dal pensare a Hegel, anzi ci lancia una sfida perché si tratta di sondare l’evidente, il semplice, l’aspetto più difficile dell’opera. Lasciamo il compito di glosse più esaustive, non per questo più comprensibili, a chi ha fatto di Hegel la sua specialità accademica, sordo ai suoi abissi speculativi.

L. V. Arena, L’altro Derrida, Kindle Edition 2015

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From → filosofia

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